io
io, colui che facendo il male finisce sempre per fare il bene
io, colui che facendo il male finisce sempre per fare il bene
La mia scrivania rappresenta lo stato entropico.
Il mio corpo un nucleo negativo
che respinge elettroni con troppa velocità.
Io, refrattario al mondo.
Io privo di interesse collettivo,
come Bardamu, semplice individuo.
Consumo l?ennesimo pasto in piedi,
con la consapevolezza che qualcosa mi stia sfuggendo.
Non riesco più a cogliere l?essenza delle piccole cose.
Guardo tutto come l?ennesimo ciclo che non si potrà mai spezzare.
Chi mi circonda si esprime con parole che non conosco,
condividono un?arbitrarietà che non mi appartiene ed io,
vorrei solo poter guardare dentro me stesso.
Sentire di avere agito nel migliore dei modi.
Forse ho sprecato troppa rabbia in gioventù.
Forse ora sono solo arrabbiato per la stanchezza accumulata.
Come disse Mercuzio:
?Peste sulle vostre famiglie, peste sulle vostre famiglie?.
C’è un demone che mi aspetta dietro la porta. Stop. Ha i miei occhi, la mia bocca, i miei denti, la mia pelle.
Lascia piccoli spazi per permettermi di uscire…
Latra, grugnisce e sospira dolci canti di addio sulle mie caviglie.
Esite una bestia che possa instillarmi il suo dolce veleno?
Esiste un veleno che possa uccidere la bestia che si è assopita in me?
Topiche utopiche nel mio ventre stisciano nel midollo grattandomi il lobo frontale.
Io maledetto sfrontato sputo in cielo.
IO MALEDETTO SFRONTATO SPUTO IN CIELO.
Perchè la musica non giunge in mio aiuto?
Resto fermo con la gola immobile.
Ne su ne giu.
Osservo chi mi ruota intorno da questa torre di cristallo.
Un pesce in un volgare acquario.
Nuoto. Affogo. Sto scivolando sempre più in fondo.
Istinti distruttivi mi spingono verso gli oggetti
che in questo luogo mi circondano.
Poche cose intorno per ricordarmi chi sono.
Poche cose per darmi sicurezza:
-la mona lisa di Duchamp;
-il barattolo Campbell’s di Warhol
A cosa serve tutto questo?
‘Bisogna che tutto sia disposto all’incirca in un ordine fulminante’
(Artaud)
Se restate in ascolto potrete udire la catarsi provocata dalle mie endorfine. Eccole, goccia dopo goccia scivolare su bachi dischiusi.
Voglio essere un ready made. Voglio essere un fottuto ready made. Duchamp please, apponimi la tua firma così che io possa tornare a vivere.
-Hai mai visto dio?
-Forse, ma non ne sono certo, era vestito d’oro ed organza.
-Divino…
Stop.
Le trasmissioni riprenderanno a breve…
…ma cosa mi sta succedendo? Articolo frasi, parlo più spesso e una pagina bianca mi svota il cervello…
Cosa ne penso?
Citando Isabel: ‘Se la merda cagasse puzzerebbe come loro’.
Ma cosa sto facendo qui, in attesa. Basterebbero pochi passi o pochi grammi di palle in più.
Mi sento tormentato, come l’Osvald di Ibsen, ma non dai miei fantasmi…dai miei carnefici.
Queste sono solo frasi sconclusionate. Ciò che realmente conta sta negli spazi tra queste righe. La prosodia non fa per me. Voglio ritmare e scandire, ed il cervello mi pulsa…

Questa è vita,
la consapevolezza di se.
Posare il piede nella terra umida
e farlo seguire da un nuovo passo.
Lo sguardo deciso, a muso duro,
bagnato da lacrime di falene.
Camminare con l’iride
tinta dai colori del cielo.
Essere illuso,
o forse solo codardo.
Mentirsi, per celare
un?inumana innocenza.
Fingere, per difendere
la propria incoscienza.
Comprendere. Nascondersi. Vivere. Salvarsi.
Porre rimedio,
farlo per tempo,
perché una volta nati
si sta già morendo.

Melatonina. Chiudo gli occhi. Devo trovare le modalità di secrezione. Se l?uomo fosse in grado di sfruttare pienamente il proprio corpo potrebbe ottenere dei risultati strabilianti. Mi hanno parlato di un ragazzo che riusciva ad accelerare le secrezioni della ghiandola pineale, permettendole di lavorare anche di giorno. Mi concentro. Il nulla. Succhio una noce moscata. Attacchi di panico.
Panico. Esperienza. Esperienza panica. Mai sentito parlare di Jodorowsky? Appunto. Io sono il clown e voi il pubblico. Ma non temete, il mondo è panico.
Torniamo indietro.
Indietro. Parlare, parlare, comunicare, condividere.
Non ci sto. Guardo la televisione. Non ci sto. Leggo il giornale. Non ci sto. Vorrei avere anche io presunte lagne da sbattervi in faccia, ma non è così (in fondo è bello farsi raccogliere). Ma quando capisci ciò che non esiste vuol dire che hai capito tutto. E tutto è solo un concetto.
Vorrei scendere nella piazza della tv e tra un premio e una busta tagliarmi le vene con i miracle blade (solo per attualizzare la mia morte, ringraziami tony). Vorrei recitare in un film di bunuel. L?angelo della morte. O di Pasolini. La ricotta. Io. Sottoproletario. M?ingozzo. Sacrificato. Crocifisso. ?E che è, è morto??. ?Tiratelo giù?. Al montaggio.
Una formica mi cammina sulle zampe. Chi esser tu???!!! Una gatta senza gatto. Mimangiamimangia mi. Divora piccoli pezzetti di pelle per prepararmi. Un canguro frolla la mia carne. Calci nel culo da ribaltarti, mentre macaco lesbiche amoreggiano allontanando maschi urlanti. Mi sciolgo. Ciak. Un bambino succhia avido la mia anima da un milk shake alla fragola. Un bambino fugge stringendo avido i due soldi ricevuti in fabbrica. Bum bum bum. Il suo cuore. _______. Non risponde. Lo chiamo. Lo avrebbero ucciso comunque. Ha reso il suo servizio alla società. Perché noi siamo il ruolo che occupiamo all?interno di una collettività. Noi siamo un ruolo. Un?etichetta. Dura da staccare persino nell?oblio.
Neanche la morte è oblio.
Solo l?oblio è morte.